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il Radiosegugio > Interviste > Faber Cucchetti

Faber est suae quisque fortunae
da Radioazioni, numero di Settembre 2000

Faber Cucchetti torna su Radio Rock e rilancia la sua sfida ai network.

"Ciascuno è artefice del proprio destino", ci insegnavano al liceo. Era una frase di Sallustio, forse? E chi se lo ricorda più? Ad ogni modo, ognuno sceglie la sua strada e il "fabbro" Cucchetti ha preso quella difficile della creatività e dell'inventiva. Ora la sua officina è Radio Rock. Ma senza metterci a delirare sulla letteratura latina e sulla ferramenta, prendiamo un surreale ascensore rosso ed arriviamo al quarto piano di un altrettanto surreale palazzo di Via Arimondi, al quartiere Portonaccio, dove ha sede la radio, per farci spiegare tutto direttamente da lui.

Anzitutto, perché "Faber"?

Niente di speciale, è la semplice abbreviazione di Fabrizio, ma per tutti ormai il mio nome è Faber.

Ricominci da Radio Rock, ma ci vuoi raccontare la tua storia?

Vivo a Roma dal '69. Sono stato uno dei fondatori di Radio Dimensione Suono (era il dicembre del '78) e l'ho traghettata dalla condizione di radiolina di una soffitta della Balduina fino a quella di grande network. Nel settembre dell'89, ricevetti la telefonata di Montefusco che mi metteva alla porta: la linea della radio era cambiata, vedevamo le cose in modo diverso e per me non c'era più posto.
Oggi RDS ha la forza nel marchio, ma io intendo la radio in altra maniera. Mi ritengo ancora un "personaggio" e non tollero di essere castrato, ho bisogno di esprimermi come credo: è questo il modo di farsi apprezzare davvero. Prova ne sia il fatto che fui io a vincere il Chipster Radio Game come voce più amata.

Dopo One O One hai tentato anche l'avventura di Power Station, qui a Roma. Come mai è finita? Oggi la radio non esiste più.

Perché si basava soltanto sulle mie forze, sulle mie capacità e sugli sponsor che procuravo io. La mia idea era quella di far rinascere una delle radio storiche di Roma, ma il progetto ha mostrato di avere le gambe corte. La stessa cosa era avvenuta in precedenza con Mix FM.
A Radio Rock invece riesco ad essere uno stipendiato senza essere un impiegato e in una radio locale è difficilissimo. In questo momento dei network non mi manca niente, ho tutto: Roma è una città enorme e con un bell'hinterland, il che significa un potenziale bacino d'utenza enorme; 125000 ascoltatori sono molti, soprattutto se comparati ai 600000 che nel '95 aveva One O One in tutta Italia. In più Radio Rock va in onda via satellite e presto sarà messa a punto anche la diffusione su Internet con una linea HDSL, tecnologia quattro volte più veloce dell'ADSL.

Ci piacerebbe conoscere il tuo programma raccontato da te...

A Radio Rock posso finalmente fare quello che avrei sempre voluto: ricerca e contenuti. I mezzi sono eccellenti, grazie anche al fatto che il proprietario è un appassionato di tecnologia e di informatica. La musica (il rock divertente e festaiolo) è quella che piace a me: ero un rockettaro nel '78 e ho seguito il mio genere musicale attraverso tutte le sue evoluzioni successive (disco music, ecc...), tant'è vero che suonavo alla discoteca Much More e mettevo Spandau Ballet, Dead Kennedy's, ecc.… Poi è venuto il momento in cui l'epopea dei rave ti costringeva a passare la Techno, poi è stata la volta della House e di tutto il resto.
Oggi invece posso trasmettere la Rock Around The Clock dei Sex Pistols accostata a quella originale, seguita dall'ultimo dei Rage Against The Machines e così via… un enorme margine da gestire e posso dare tutti i contenuti che ritengo opportuni. Dove altro mai sarei libero di farlo?
C'è chi va a lavorare in miniera, chi va in mezze maniche… be', il mestiere del dj è questo e consiste nel rendere tutto attuale. Ho scoperto che esistono ventenni che non conoscono i Deep Purple, ma in fondo il mio ruolo è anche quello di guida. Del resto il rock non è musica che si mangia, digerisce e scagazza fuori come niente.

Ti sei sempre dedicato alla sperimentazio…

Un momento, "sperimentazione" è una parola di cui oggi si abusa; oltretutto la sperimentazione rimane fine a se stessa. Direi che la mia attività è piuttosto "anticipazione", un precedere le tendenze, musicali e non. D'altra parte "disk jockey" significa "fantino del disco", perciò devi cavalcare il destriero portandolo fino al successo, non certo montare sempre il solito mulo fino alla solita destinazione.

Ci parli dei tuoi famosi "effettini"?

Passo giornate intere davanti al computer, al videoregistratore, al riproduttore cd: prendo tutto ciò che è sonoro e, rimodellandolo, lo adatto alle mie esigenze, agrodolci o ridanciane che siano. Ci vuole tanta pazienza, un buono studio di registrazione o un computer un minimo attrezzato. Ho grossi archivi, raccolgo qualunque cosa mi possa servire, da qualunque fonte, anche dai dischi, nonostante possa sembrare meno originale.
In diretta poi faccio tutto da solo, se hai la manualità e gli strumenti adatti non hai bisogno di nessun regista. E' dai tempi dei network che ho perso l'abitudine di avere un "accompagnatore".

Quando eri a One O One, nel tuo Dance Village portavi spesso in onda star della pornografia, magari giocando sul contrasto con gli ospiti "normali", ma in generale ti sei sempre divertito a scandalizzare. Perché?

Perché odio i benpensanti, è giusto pensare ognuno con la propria testa e la provocazione è il modo più eclatante per svegliare il pubblico. E allora benvenga ad esempio far finta di essere gay come faceva David Bowie, se questo può essere utile a scuotere le coscienze.

Cosa scandalizza te?

L'ignoranza, la stupidità, le prepotenze di tutti i giorni, la mancanza di rispetto di chi ti fuma in faccia o le umilianti offese di quattro ragazzi nei confronti di un barbone pieno di sacchi che scende dal treno.
Mi indigna la violenza in tv, che viene usata per scandalizzare. E il vero scandalo è che a tutto questo poi non segua la vera lotta alla violenza. Culi e tette non scandalizzano più, per fortuna, ma sono mostrate a dismisura e in maniera oltretutto inutile, al punto che hanno ormai perso ogni valenza erotica.

C'è qualcosa che secondo te non va mai mandato in onda?

Direi proprio di no, sono per la massima tolleranza e per il rispetto della pluralità delle opinioni. E' giusto che esistano Radio Maria ed RDS, così come è giusto che esistano Radio Deejay e Radio Rock, ciascuna soddisfa le esigenze di un certo tipo di pubblico.

Quanto spazio trovi giusto dare agli ascoltatori in trasmissione?

Non vorrei essere frainteso, ma credo che l'ascoltatore debba rimanere tale, il contrario è un segnale del fatto che il prodotto è carente o non coraggioso o che semplicemente non c'è. Sono disponibilissimo al confronto con gli ascoltatori che abbiano qualcosa da dire, ma questo andrebbe limitato al fuori onda, in modo da non rompere le palle agli altri 125000.
Oggi ho un pubblico che si rivela intelligente, magari vestito male ma attento, dotato di spirito critico e pronto alla discussione; tra l'altro gli adulti sono molti. E' una radio "ascoltata" nel vero senso della parola, che non fa solo da sottofondo.

Una curiosità: parecchi osservano che Radio Rock impiega gli stessi jingle di Radio Deejay, quelli che fanno "shtwoing"… come mai?


L'ho notato anch'io, arrivando. In realtà sono degli "stab" che fanno parte di una libreria standard, su cui non vige alcun copyright. In effetti sarà bene toglierli, per evitare confusioni.

Cosa pensi di Tonino Carotone?

Tutto il bene possibile, soprattutto dopo aver letto le sue ultime dichiarazioni sul Papa, ecc… E' disincantato e spiritoso al punto giusto, non è certo il Piotta che si bea della sua situazione, non c'è confronto.

Come mai, secondo te, mentre tutti decantano le virtù della Rete e delle nuove tecnologie, i fatturati pubblicitari della radio sono in così rapida crescita?

La tv è giunta alla saturazione e, dal momento che il mercato sforna in continuazione prodotti nuovi, l'unico sbocco è rappresentato dalla radio, un mezzo vecchio, a lungo sottovalutato, che per assurdo viene elevato al rango di nuovo medium. In tutto questo un ruolo importante ha giocato la capillare promozione delle emittenti: investimenti chiamano investimenti.

Quale sarà il futuro delle web-radio?

A dire la verità, proprio perché è futuro non saprei interpretarlo. La scelta è e sarà talmente vasta che si dovrà sicuramente impiegare un metro di giudizio molto diverso da quelli classici. Sarà una via da percorrere in maniera parallela, non alternativa. C'è un'aberrazione, la Rete è tutto, fare la radio sul Net sarà solo una delle tante cose, uno dei tanti servizi on-line, ma di certo nessuno potrà mai affezionarsi ad una web-radio, se non altro perché non la si potrà ascoltare ovunque... la Radio rimarrà sempre in FM.





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