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Tony
Severo: lo faccio… per spot
Settembre
2000
Guidati
da Tony Severo, dedichiamo un approfondimento al mondo degli spot radiofonici
in Italia.
Fastidiose,
insistenti, testarde. Non stiamo parlando delle zanzare di fine stagione ma
delle tanto odiate pubblicità, che ci fanno consumare i pulsanti dello stereo
saltando continuamente da una stazione all'altra, alla ricerca di un po' di
musica. Ma avete mai pensato al lavoro che c'è dietro ad uno spot o al meccanismo
per cui le emittenti riescono a mantenersi in vita o all'enorme giro di soldi
che tutto questo rappresenta? Tony Severo, voce di Radio 105 e di tanti spot
pubblicitari, prova a spiegarcelo dal suo punto di vista.
Tony, tra radio, pubblicità e teatro, come ti sei avvicinato al mondo dei
media (chiamiamolo così)?
Ho sempre amato la radio, avevo 14 anni e ricordo che giocavamo a fare i deejay
a casa di Antonello, un amico che ora vive in Sardegna. Con un registratore,
un impianto hi-fi e i dischi della sorella ci inventavamo una radio tutta nostra
e passavamo il pomeriggio a presentare il meglio di Diana Ross. Probabilmente
sono come quelle ragazzine che fin da piccole vogliono fare le modelle e poi
ci riescono.
A quell'epoca facevo il radioamatore: sguazzavo nella tecnologia e aprire una
radio a 15 anni è stato molto facile. Quindi ho iniziato a realizzare un programma,
era il 1976.
Frequentai un corso di recitazione e, nell'84, quando a Canale 5 c'era un gran
bisogno di voci per il doppiaggio, mi sono buttato. Ho doppiato un sacco di
cartoni e qualche soap-opera, tipo Sentieri, ma il vero debutto l'ho fatto alla
TSI, Tv Svizzera Italiana.
Per quel che riguarda il teatro, ho fatto teatro per ragazzi e ho recitato pièce
di Pirandello. Posso dire che il teatro è stata poi la strada giusta per arrivare
alla gente con il programma (di Battagello, Cavallone, Maconi e mio) "I Due
del Tredicesimo", poi "I Due di Centouno". Avevamo già portato i nostri personaggi
in molte discoteche, ma il teatro è "'n'artra cosa". Abbiamo fatto solo una
decina di rappresentazioni, ma nei teatri più importanti del Nord Italia.
Quali sono gli spot più importanti in cui hai recitato?
Sono tanti, non so se sono importanti. Bacardi, Coca-Cola, Maxicono, Piaggio,
Malaguti, Peugeot, Bho... ora in Tv ci sono quelli della Fiat Punto, di un paio
di Compilation, della Nissan, della Loacker; in radio passano Omnitel 2000,
Twix, Galbusera...
Negli ultimi anni le emittenti radiofoniche hanno registrato un cospicuo
incremento del fatturato pubblicitario. Secondo te qual è il motivo della riscoperta
della radio da parte delle aziende quando, oggi più che mai, l'attenzione della
gente sembra rivolta alle cosiddette "nuove tecnologie"?
E' il "sistema" che ha scoperto la radio, non la gente. Il "sistema", intendo
il rapporto cliente-agenzia-media-radio, funziona a meraviglia: i clienti hanno
i soldi, le agenzie creano, i media pianificano e le radio fatturano. Prima
questo meccanismo era riservato soltanto alla TV, ora è anche della radio. Le
maggiori agenzie, che sulle radio prima pianificavano solo soldini, ora ci danno
dentro.
Non dico che le radio non meritino fatturati del genere, non fraintendermi,
meritano anche di più, ma questo è assolutamente svincolato dall'ascolto e dal
gradimento del pubblico. Il fatturato è legato al sistema dei rapporti tra questi.
Il fatto che oggi gli ascoltatori siano più o meno di un tempo è del tutto ininfluente,
a stabilire se poi ci sono ascoltatori o meno è Audiradio.
Il mio termometro è un altro. Io credo che l'ascolto della radio non sia cambiato
di molto. Certo, i più giovani vedono la radio come l'elettrodomestico che accende
la madre, la zia o la sorella maggiore; i sedicenni preferiscono guardare MTV
o giocare alla PlayStation o scaricare musica dai computer. A 20/22 anni poi,
con l'arrivo dell'auto, si accende l'autoradio e si scopre la radio.
Non capisco perché, con l'avvento di questi nuovi media, le radio continuino
ad appoggiarsi totalmente alla musica. Io credo nei contenuti, nella parola,
nello spettacolo, anche nelle news se vuoi... Credo nella radio che parla. Quella
che non si tiene in sottofondo nello studio del dentista. Quella che bisogna
alzare per sentire cosa stanno dicendo! La radio che si appoggia sulla musica,
la solita musica… quella che trovi in Internet, sulle compilation, su MTV (e
lì oltretutto la vedi), sul satellite e sul telefonino secondo me è in pericolo.
Mediamente quanto costa oggi la produzione di uno spot?
Dipende dalla messa in onda. Se parliamo di uno spot radiofonico (per la tv
potrebbe costare da alcuni milioni a infinito) dipende dal numero di voci, da
dove viene pianificato e dal periodo. Ci sono dei listini sul sito dell'Adap,
Associazione Doppiatori e Attori Pubblicitari, di cui faccio parte: http://www.adap.it.
Ci racconteresti le fasi salienti nella preparazione di una pubblicità? Si
lavora in gruppo? Tra voci, creatori di jingle, registi, ecc... quante persone
si nascondono dietro ad ogni singolo spot?
Sono molte, più sono più è difficile: ognuna vuol dire la sua, giustamente.
Si parte da un copy per arrivare alla creazione dell'eventuale jingle e alla
registrazione della voce o delle voci. Tra un passaggio e l'altro potrebbe esserci
anche la supervisione del cliente o dell'agenzia.
Quando arrivo io in studio di registrazione, vedo dall'altra parte del vetro:
un tecnico, un direttore doppiaggio o della sala, uno o due copy, un account
dell'agenzia, uno o più rappresentanti del cliente, o anche il cliente in persona,
e ovviamente gli attori che devono registrare con me.
Nota: ogni persona all'interno dello studio (tranne gli altri attori) dovrà
dire la propria… e tu, dall'altra parte: "Ne faccio 'n'artra!"
Quali sono le doti richieste ad un attore che fa questo lavoro?
Il saper utilizzare bene la voce, recitare quanto basta e magari la capacità
di crearti un tuo "modo".
Per i doppiatori invece la cosa si complica, doppiare è piuttosto difficile:
non solo bisogna saper recitare, ma bisogna anche saperlo fare rispettando la
recitazione dell'attore che stai doppiando, ricalcandone le intenzioni e la
bravura. Andare in sincronia è una tecnica che si apprende, il resto... (ma
io sono un doppiatore scarsino)!
Una bella voce è un dono di natura o si può anche conquistare?
Be', è un dono, ma conosco attori (è il mio caso) che hanno voci "particolari",
non bellissime. Bisogna saper lavorare sulle caratteristiche della propria voce.
Nel doppiaggio, poi, la voce troppo bella è poco credibile, perciò si preferiscono
voci "sporchine".
A me piacciono di più voci particolari alla Melazzi [Giorgio Melazzi, cabarettista
e attore, interprete di numerosissime campagne pubblicitarie] che voci alla
Capone [Claudio Capone, doppiatore che, tra l'altro, presta la voce a tutti
i documentari di Quark].
Quante difficoltà bisogna superare prima di diventare un professionista di
un certo successo?
Credo molte, ma bisogna pur cominciare.
Si riescono a trovare stimoli nuovi e obiettivi da raggiungere o il lavoro
rimane sostanzialmente lo stesso? In questo campo quanto conta l'esperienza?
Conta tantissimo. Ricordo che un collega mi diceva: "Il cliente non paga i trenta
secondi del radiocomunicato, ma i venti anni di esperienza che ci sono dietro."
Come per tutte le cose oltre al talento c'è l'esperienza.
Capita di fare cosette stimolanti…
Quali sono gli aspetti più difficili del tuo lavoro quotidiano?
Continuare a sorridere. Molte volte non devi convincere i radioascoltatori...
ma il cliente dall'altra parte del vetro.
E quelli più divertenti?
Quando lavori con dei professionisti. E' divertentissimo, è tutto in discesa.
Il mondo della radio è spesso, come molti ambienti di lavoro, pieno di sano
spirito di competizione e di rivalità ma anche di qualche veleno. Ci vuoi descrivere
in questo senso il mondo degli spot?
Credo che oggi siano abbastanza simili, vincono ancora la bravura e... il prezzo.
O la donna del capo.
Cosa fai quando "incappi" in uno spot con la tua voce? Cambi stazione, ti
ascolti o nemmeno ci fai caso?
1- Faccio finta di niente ma "appizzo la recchia"
2- cerco di capire se ho fatto errori, intonazioni svizzere etc.
3- mi guardo in giro per vedere la reazione della gente
4- rimango deluso perché alla gente non frega niente.
Il tuo rapporto con Internet?
Tre ore al giorno. Bastano???
